DUE ARCHITETTURE PER I DUE URBAN VOIDS SCELTI

La ricerca di due architetture preesistenti per i vuoti urbani scelti precedentemente è stata dettata dalla volontà di tentare di esprimere l’idea di come utilizzare al meglio gli spazi in questione, valorizzandone le caratteristiche e le particolari conformazioni.

Nel primo caso, per quanto riguarda l’area abbandonata in Via Venezuela ai piedi di Villa Glori ho optato per un progetto che si integrasse perfettamente con le caratteristiche naturalistiche del posto offrendo degli ambiti che stessero a stretto contatto con il paesaggio circostante: le Terme di Vals di Peter Zumthor. Si tratta di una struttura incastonata nella roccia delle montagne svizzere che si articola sulla base di un’armonica coniugazione di materia, luce e acqua. Infatti, nel piano superiore, le vasche d’acqua termale si trovano all’interno degli ambiti ricavati dalla giustapposizione dei volumi che sorreggono la copertura a sbalzo. Questa, ospitando uno strato di verde sull’estradosso, sembra essere sospesa grazie ad alcune ricercate minuzie tecniche che permettono di percepire degli spiragli in corrispondenza dei giunti con i corpi sottostanti.

Therme_Vals_facade,_Vals,_Graubünden,_Switzerland_-_20090809

                                        1a. Vista delle Terme dal basso

vals1.jpg7                                        1b. Vista esterna dall’alto delle Terme

Via Venezuela+Zumthor                                        1c. Inserimento del progetto all’interno del vuoto

Nel vuoto situato sotto il Viadotto di Corso Francia, al contrario, ho scelto un’architettura decisamente meno massiva: la Farnsworth House di Mies Van De Rohe. Gli aspetti che mi sono interessati per il caso in questione riguardano la leggerezza e la trasparenza della struttura, costituita unicamente da due solai e pilastri che racchiudono uno spazio completamente vetrato. Ribaltando completamente il concetto del progetto di Mies, ho provato ad immaginare questa struttura appesa a quella del Viadotto tramite degli incastri tra le travi. Tale scelta è stata fatta sulla base dell’ipotesi di racchiudere all’interno degli “spazi appesi” tutta quella serie di attività che si articolano attualmente al livello del terreno nella Ciclofficina e nel Circolo Bocciofilo e che immagino come accessibili e visibili a tutti ad ogni ora del giorno. Inoltre, questa struttura non impedisce la permeabilità da un lato all’altro del Viadotto, aspetto che sembra veramente caratterizzarlo.

nice-farnsworth-house-on-home-design-with-farnsworth-house-in-plano-illinois                                          2a. Vista esterna diurna della casa

Farnsworth-House-Ludwig-Mies-van-der-Rohe-3                                          2b. Vista esterna notturna della casa

Viadotto mies                                          2c. Inserimento del progetto all’interno del vuoto

Annunci

SCELTA E ANALISI DEGLI URBAN VOIDS

Di “Urban Voids” il Villaggio Olimpico ne è colmo. Aree verdi incolte, benzinai e scuole abbandonate, interi spazi al di sotto del viadotto di Corso Francia ed enormi parcheggi sono “i vuoti che riempiono” l’intero paesaggio della zona, rendendola scarna di attrattive e desertica, soprattutto in alcune ore del giorno.

Con una particolare attenzione a capire questo tipo di aree e a prefigurarsi un possibile nuovo utilizzo o recupero, tra i tanti vuoti urbani segnalati ne ho scelti due in particolare: il lotto di pertinenza di un istituto abbandonato che conteneva alcune aule per gli studi universitari (via Venezuela) e lo spazio sottostante il viadotto di Corso Francia in corrispondenza della Ciclofficina autogestita e del Circolo Bocciofilo (tra via Norvegia e via Svezia).

Gli elaborati riportati in conclusione sono principalmente analitici e descrittivi del Villaggio Olimpico in generale e delle due aree. Foto, inquadramenti planivolumetrici e schizzi riportano gli aspetti che più mi hanno affascinato dei due vuoti.

L’ex istituto universitario è posizionato ai piedi di Villa Glori ed è perciò caratterizzato da un contesto ambientale molto interessante: percorrendo via Venezuela e focalizzandosi sull’edificio è inevitabili rimanere colpiti dallo sfondo rigoglioso di siepi ed alberi di diversi tipi che accompagnano la superficie del rilievo collinare, il quale, salendo di quota all’improvviso, dona il proprio appoggio a tutte le strutture presenti nel circondario. E’ la presenza di questo paesaggio che permette a chiunque lo osservi di sentirsi lontano dalla città caotica ed inquinata. Inoltre, continuando a prercorrere la via in questione, si colgono alcuni scorci verso l’Auditorium, che emerge timidamente in lontananza.

 La realtà al di sotto del viadotto è completamente differente. Guardando in alto, non si è completamente coperti dalle due corsie rialzate, le quali, al contrario, lasciano uno spiraglio nel mezzo con qualche attraversamento trasversale. Spostando, poi, il proprio sguardo sulla destra e sulla sinistra, invece, si colgono gli ambiti antistanti gli edifici e gli edifici stessi, posti parallelamente al viadotto.   Le attività che si svolgono nell’area in questione sembrano chiuse in se stesse  e non godono degli aspetti sopra descritti, oltre a trovarsi in una condizione di degrado assoluto. Sarebbe interessante occuparsi di una più dignitosa struttura che lasci comunque intatti i concetti di visibilità e permeabilità tipici dello spazio in questione.

A3.1

A3.2 A3.3