SCELTA E ANALISI DEGLI URBAN VOIDS

Di “Urban Voids” il Villaggio Olimpico ne è colmo. Aree verdi incolte, benzinai e scuole abbandonate, interi spazi al di sotto del viadotto di Corso Francia ed enormi parcheggi sono “i vuoti che riempiono” l’intero paesaggio della zona, rendendola scarna di attrattive e desertica, soprattutto in alcune ore del giorno.

Con una particolare attenzione a capire questo tipo di aree e a prefigurarsi un possibile nuovo utilizzo o recupero, tra i tanti vuoti urbani segnalati ne ho scelti due in particolare: il lotto di pertinenza di un istituto abbandonato che conteneva alcune aule per gli studi universitari (via Venezuela) e lo spazio sottostante il viadotto di Corso Francia in corrispondenza della Ciclofficina autogestita e del Circolo Bocciofilo (tra via Norvegia e via Svezia).

Gli elaborati riportati in conclusione sono principalmente analitici e descrittivi del Villaggio Olimpico in generale e delle due aree. Foto, inquadramenti planivolumetrici e schizzi riportano gli aspetti che più mi hanno affascinato dei due vuoti.

L’ex istituto universitario è posizionato ai piedi di Villa Glori ed è perciò caratterizzato da un contesto ambientale molto interessante: percorrendo via Venezuela e focalizzandosi sull’edificio è inevitabili rimanere colpiti dallo sfondo rigoglioso di siepi ed alberi di diversi tipi che accompagnano la superficie del rilievo collinare, il quale, salendo di quota all’improvviso, dona il proprio appoggio a tutte le strutture presenti nel circondario. E’ la presenza di questo paesaggio che permette a chiunque lo osservi di sentirsi lontano dalla città caotica ed inquinata. Inoltre, continuando a prercorrere la via in questione, si colgono alcuni scorci verso l’Auditorium, che emerge timidamente in lontananza.

 La realtà al di sotto del viadotto è completamente differente. Guardando in alto, non si è completamente coperti dalle due corsie rialzate, le quali, al contrario, lasciano uno spiraglio nel mezzo con qualche attraversamento trasversale. Spostando, poi, il proprio sguardo sulla destra e sulla sinistra, invece, si colgono gli ambiti antistanti gli edifici e gli edifici stessi, posti parallelamente al viadotto.   Le attività che si svolgono nell’area in questione sembrano chiuse in se stesse  e non godono degli aspetti sopra descritti, oltre a trovarsi in una condizione di degrado assoluto. Sarebbe interessante occuparsi di una più dignitosa struttura che lasci comunque intatti i concetti di visibilità e permeabilità tipici dello spazio in questione.

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