ELABORATI D’ESAME

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PARTNERSHIP DI PROGETTO E GRIGLIA

Successivamente ad una lunga ricerca e riflessione su chi avrebbe potuto rappresentare al meglio il “Partner” del mio progetto per un Centro di Raccolta e Stoccaggio di rifiuti di carta con Laboratorio di taglio annesso, finalizzato alla produzione di oggetti di Design e Architettura, ho individuato tre possibili aziende specializzate nel campo del riciclaggio:
– Martinelli S.r.l. Centro Raccolta Macero Carta
– Lucart Group
Consorzio Cartiere Tivoli 
Dopo averle contattate, sono riuscita ad ottenere una risposta soltanto dalla prima delle tre a cui ho successivamente descritto nel dettaglio le mie intenzioni progettuali e sottoposto un’intervista più specifica.
1. Pensa sia fattibile da parte della Vs azienda inviare periodicamente al centro una vettura che raccolga i rifiuti e li trasporti in Cartiera per l’elaborazione della materia prima?
La ns. azienda purtroppo non è attrezzata con vetture per il trasporto di materiali di piccola quantità, ma solo con autocarri di media e grossa portata.
2. La Cartiera è in grado di produrre pezzi di dimensione e spessore predefiniti, finalizzati alla successiva lavorazione in Laboratorio?
Ogni cartiera ha una sua tipologia di produzione del prodotto finale; il più delle volte il prodotto finale è in bobine, ciò significa che dalla cartiera il prodotto giunge all’industria di trasformazione per il prodotto finito vero e proprio. Ma attenzione: prodotto finito significa, per esempio, carta igienica, cartoni da imballo, tovaglioli di carta ecc. ecc. Di certo non prodotti di dimensioni o spessore predefiniti che servirebbero a voi per le “opere” realizzate in laboratorio.
3. La Vs azienda potrebbe essere impiegata anche al trasporto della materia finita dalla Cartiera al Centro?
La ns. azienda periodicamente spedisce la carta da macero (tecnicamente la materia prima secondaria) in cartiera ma trattasi sempre di grandi quantitativi imballati (in media dai kg. 25.000 ai 27.000 per ogni carico).
4. Secondo lei, quali e quanti spazi sono strettamente necessari allo svolgimento dell’attività di raccolta della carta del quartiere?
In teoria non occorrerebbero infiniti spazi per la raccolta della carta di quartiere, ma tenga presente che ogni municipio è dotato dei cassonetti per la raccolta differenziata della carta per cui, chi ha il cassonetto sotto casa, dubito che poi porti la propria carta di risulta presso il vostro centro. Naturalmente più gli spazi sono ampi e maggiore sarà la capacità di raccolta ma….a quel punto diventerete un’isola ecologica con tutte le varie problematiche di carattere amministrativo e burocratico (senza entrare nel merito delle varie autorizzazioni che occorrerebbero anche per il vostro progetto).
5. Quanto devono essere ampi questi spazi?
Non c’è, come dicevo prima, un limite di spazio per la raccolta della carta ma tenete a mente questo punto: a meno che non si tratti di grosse quantità, chiunque verrà a ritirare periodicamente il materiale raccolto si farà pagare le spese di trasporto. Dopo il discorso ecologico e ambientale, entrano in ballo giocoforza i fattori economici. E per la carta da macero non differenziata secondo le varie tipologie, i fattori economici incidono ancora di più. A titolo di esempio: un conto è che una ditta di recupero passi da voi con un furgoncino una volta alla settimana a caricare, diciamo, kg. 100 di carta. Un altro conto è caricare una volta alla settimana kg. 1000 di carta. Nel secondo caso le spese di trasporto potrebbero essere ammortizzate non solo dalla quantità ma anche dalla tipologia di carta (il cartone per esempio non è uguale al foglio di carta A4). Certo, detta così può non sembrare chiaro ma non è facile esemplificare questo concetto per chi non è addentrato nel settore. Ad ogni modo proviamo a fare il discorso inverso: se lei va al supermercato a comprare 1 kg. di un certo prodotto, potrà mai avere uno sconto sul prezzo rispetto a chi, per esempio, di quel prodotto ne acquista 1000 kg.? Questo solo per farle capire che il famoso detto “le piccole quantità formano le grandi quantità” non vale per il nostro settore!
6. Dato che il Centro diventerà un punto di contatto diretta tra la Vs azienda e il centro della città di Roma, sarebbe interessato a partecipare attivamente anche a tutti gli eventi che si organizzeranno all’interno per la vendita ed esposizione dei prodotti lavorati?
Non credo che abbiamo l’esperienza richiesta per partecipare attivamente alle attività del vostro centro, però ci si può sempre provare.
7. In qualità di cliente del progetto, quali attività e spazi aggiuntivi organizzerebbe all’interno del Centro, oltre a quelle sopracitate?
L’unica cosa che mi sento di suggerire in merito, qualora decidiate di portare avanti questo progetto, è quello di creare gli spazi per la raccolta differenziata della carta: cartone, giornali, riviste, fogli o documenti stampati.
8. Data la vicinanza con un copioso numero di studenti di ogni grado e del collegamento con una Cartiera più esterna rispetto alla posizione del Centro, pensa che il progetto possa funzionare o c’è bisogno di ripensare le varie fasi su cui si fonda? Se si, cosa aggiungerebbe?
Sarò sincero: non so quanto questo progetto possa funzionare soprattutto perché sarà complicato trovare il “partner” più importante in tutto questo discorso: la cartiera. O meglio, una cartiera nei dintorni che possa in qualche modo soddisfare la vostra richiesta. Noi nei dintorni ne conosciamo una sola, Il Consorzio Cartiere in Tivoli, che produce cartoncino da imballo ma bobinato, ossia che la bobina poi viene spedita all’industria di trasformazione (che ignoro dove sia) per la realizzazione del prodotto finale.
Date le varie questioni mi sembra il caso che sia arrivato il momento di provare a modificare i punti base del mio progetto e di negoziare nuovamente con l’azienda.
Mentre mi occupavo di approfondire il Programma, ho proceduto con la stesura di alcune “griglie” relazionate con il contesto per trovare la forma migliore da dare al Centro. Le mie prime intenzioni, su cui poi ho sviluppato il sistema, sono state il collegamento diretto con il declivio di Villa Glori tramite una copertura praticabile che si appoggia su dei pieni sottostanti che ne definiscono l’articolazione. Ho provato, quindi, a tracciare un percorso di risalita della porzione della Villa antistante il mio lotto e a riportarla in diverse maniere sulla superficie di progetto. Ho definito alcune volumetrie possibili che ho ricavato dall’intersezione di tale tracciato con quelli che potevano essere, a mio parere, gli ingressi principali dai fronti stradali. Tuttavia, continuerò ancora a sperimentare altre forme cercando di rendere al meglio l’idea di pieno-vuoto coperto da un piano deformato e attraversabile. Ecco alcuni esempi e un’analisi sulla ventilazione e sul soleggiamento dell’area.
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LA SCACCHIERA E IL BANG_Contestualizzazioni

Il concetto di “contesto” attualmente può essere considerato come il tassello che compone e solidifica la base di un corretto ragionamento progettuale e risulta essere il punto nodale attorno a cui ruota un’architettura. Si tratta di un rapporto di continua reciprocità: come il contesto si riflette nell’architettura, per far sì che questa si inserisca perfettamente al suo interno, così questa provoca delle  conseguenze riscontrabili su scala territoriale.

Questo risulta essere un ragionamento così scontato al giorno d’oggi che sembra impossibile pensare che i progettisti in passato non ne abbiano fatto l’impulso del loro momento creativo. Eppure è solo negli anni Ottanta che compare la prima vera intenzione di operare uno studio sull’ambito urbano in cui sorge l’area di progetto e di creare delle strutture che portino i segni della dimensione umana.

Il contesto è un luogo morfologicamente interessante e caratterizzato da preesistenze, è centro di interessi ed esigenze sociali e di fitte tessiture. Il suo fondarsi alla base del “ragionamento sull’esistente” non può che far ricadere l’attenzione sull’esempio più eclatante: la città storica.

A tal proposito si inserisce nello scenario di questi anni, la mostra “Roma interrotta” del ’78 in cui viene mostrato il lavoro di un gruppo di celebri architetti i quali si sono ritrovati ad affrontare la tessitura della “città eterna” inserendo al suo interno ciascuno un proprio progetto. Il fattore rilevante di tale evento è sicuramente la base cartografica con cui i progettisti si sono dovuti confrontare. Si tratta della Pianta grande del Nolli del 1748, in cui compare una forte attenzione alla distinzione fra pieni e vuoti urbani, i quali rappresentano lo spazio pubblico organizzato in strade, piazze, slarghi e svincoli, e vengono messe in evidenza le emergenze architettoniche della città tramite la loro struttura portante, spogliandole del loro involucro esterno, così da farne percepire la loro articolazione spaziale interna.

Così ogni architetto coglie l’occasione per esprimere con tale incarico la propria cultura e formazione, ma anche la propria idea di città. La più rilevante è sicuramente quella di Paolo Portoghesi il quale mostra il suo punto di vista decisamente legato all’ambito naturalistico: egli, infatti, mette in evidenza la propria concezione di tessitura della città barocca componendo le sue tavole di rappresentazioni di masse tufacee, tipiche della parte nord del Lazio, inondate dalla vegetazione, di ruscelli e torrenti vari che scavano la roccia e ne definiscono i profili.

Un architetto che prende spunto dal pensiero di Portoghesi è Alessandro Anselmi in quale affronta il tema del “contesto” in una direzione più storica, archeologica, e Roma è per lui la città ideale in cui inserire i propri progetti. Nelle Case Parcheggio al Monte Testaccio, esempio eclatante della linea di pensiero dell’architetto, questo si è chiaramente ispirato  alla  morfologia del monte, nato dalla sedimentazione dei cocci portati dal fiume Tevere. Infatti la struttura è lineare e solcata al centro da un percorso che definisce due corpi di fabbrica differenti fra loro per forma che rappresentano metaforicamente la conformazione del monte di Testaccio.

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Anselmi è uno dei pionieri del concetto di “scena urbana” e il suo progetto per l’amministrazione di Resé-le-Nantes ne è la dimostrazione. Tale struttura si basa su una forte asimmetria e su una riproduzione statica del movimento e del frammento quasi come se fosse una scenografia.

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Altro progetto in cui la sezione, la complessità e il forte rapporto con il contesto urbano è il Municipio di Fiumicino, in cui Anselmi da una direzione più volumetrica al suo lavoro inserendo, a contrasto, un piano di copertura che si adagia armonicamente sulle strutture sottostanti. Questo piano, che riprende concettualmente la forma di una banchina del Tevere situata nelle vicinanze e che poggia un suo fianco sulla strada e concretizza così il collegamento tra architettura e contesto, è il vero gesto compositivo compiuto dall’architetto poiché crea un doppio spazio vivibile: quello sottostante, inserito all’interno dei volumi, e quello sovrastante scandito tramite percorsi e scalinate all’aperto. E’ un corpo che muta la sua funzione in base a come si piega diventando piazza, scalinata, facciata e, infine, copertura.

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IL BANG: Banchina del Tevere.

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